IL TANGO DELL’ABUELA è la rappresentazione teatrale spassosa e irriverente di una metafora. Una metafora ironica, grottesca, buffa. Una metafora del potere che pretende il sacrificio di “tutti” per poter continuare ad esistere, quei “tutti” che si lasciano divorare in nome di vecchie lealtà e valori strumentali allo status quo.
IL TANGO DELL’ABUELA è un urlo nel silenzio, appunto, della maggioranza silenziosa che tace anche di fronte alla rovinosa caduta di se stessa, dell’ambiente, dei valori di libertè, egalitè, fraternitè e molto altro.
Perché si tace? Il tango dell’Abuela racconta la storia di una famiglia, una come tante, che si consuma per soddisfare l’appetito insaziabile di una nonna-archetipo maligno, senza trovare la forza di attuare realistiche strategie che consentano alla vittima sacrificale di sottrarsi al sacrificio. E sottrarsi all’abuso di potere dell’autorità, rappresentata in questo tango malato da una figura familiare, pare essere un atto di autonomia spaventoso, quasi proibito e illegittimo.
IL TANGO DELL’ABUELA suggerisce forse che la nostra acquiescenza al potere costituito rappresenta in realtà il desiderio di delegare la nostra esistenza allo sguardo di chi ci sovrasta? E che forse la paura del libero arbitrio è più grande del timore di non esistere? L’ultimo interrogativo allo spettatore tra risate e inevitabili riflessioni.







